Ciao Luca, sono molto interessato a vedere queste tue interviste. Grazie per averle realizzate. Alessandro è sicuramente chi sta dando un vero futuro a Dylan Dog (nel senso temporale ma anche editoriale del termine): lo ritengo il vero erede di penna di Sclavi. Ho sempre apprezzato la sua scelta nel voler spezzare il "giorno della marmotta" che secondo me affligge e impoverisce la continuity classica di Dylan Dog da molti anni. Facendo invecchiare il personaggio, tutto diventa più realistico, maturo e crudo: come invecchiamo noi lettori, è giusto che invecchi anche Dylan. Le storie di Alessandro dimostrano che questo personaggio e il suo mondo sono ancora un mezzo per raccontare tante emozioni, se lo si sa fare. E Alessandro lo fa egregiamente. Le prime storie del Pianeta dei Morti sono eccelse, ma quelle successive sono un capolavoro assoluto che intrecciano il passato di Sclavi con il futuro di Bilotta ('In nome del Figlio' resta la mia preferita). Sono d'accordo con quello che scrivi nella descrizione tranne per il "anche se", che io sostituirei con "anche perchè" ("anche perchè è vecchio, perchè è sconfitto, perchè è diverso"): se il Dylan 35enne non ha più niente da raccontare, è giusto far parlare il Dylan crepuscolare 50enne. Comunque, come scritto anche nel tuo titolo, questo è Dylan Dog.
Grazie per questa favolosa intervista. Sono fan del Dylan Dog di Alessandro Bilotta, ed è il Dylan migliore che ci sia attualmente in edicola. Sono molto d’accordo su ciò che Bilotta dice riguardo alla trama e ai personaggi; io stesso sono molto più invogliato, oggi come oggi, a leggere un’opera con personaggi di spessore, tridimensionali, intensi e ben rappresentati, piuttosto che con un intreccio che, per quanto avvincente, è già stato proposto innumerevoli volte. La saga de “Il pianeta dei morti” è un chiaro esempio di ciò che Alessandro dice: il Dylan protagonista è lì con tutta la sua disarmante umanità, vulnerabile ma determinato. La trama la si percepisce, ma non è in primo piano, non soffoca inutilmente e in modo pretenzioso i personaggi, la vera perla di questa storia. Ancora complimenti, sia per l’intervista, sia ad Alessandro per la sua saga, che vorrei rimanesse annuale; ogni volta che ci ritroviamo sono una persona diversa, e penso sia questo il senso della periodicità di questa pubblicazione.
Un altro autore serio e interessante, grande Bilotta! Ma a proposito.... Il seguito di Una Pessima Annata.... Sarà... Un Annata del Cappero? 😂🤣😂🤣😂🤣😂🤣😂🤣
Il discorso di Bilotta sul dissolvimento della trama non è certo nuovo, ha attraversato molte arti narrative dal teatro al cinema alla letteratura, ed è un discorso complesso che ha più di un secolo di vita. Una struttura forte, standardizzata, di forma riconoscibile, contro un approccio più libero, sperimentale, avanguardistico. Ci sono generazioni su generazioni di artisti che si sono scontrate su questo punto tra corsi e ricorsi. La struttura forte di una trama può essere una soluzione facile che diventa una gabbia sterile, ma la storia dimostra che anche la negazione totale dell'idea stessa di trama , oltre che ad aver portato linfa, idee e capolavori, può portare ad altrettanto sterile autocompiacimento. Il discorso è troppo lungo, ma credo che il segreto sia saper calibrare.
Ciao Luca, sono molto interessato a vedere queste tue interviste. Grazie per averle realizzate. Alessandro è sicuramente chi sta dando un vero futuro a Dylan Dog (nel senso temporale ma anche editoriale del termine): lo ritengo il vero erede di penna di Sclavi. Ho sempre apprezzato la sua scelta nel voler spezzare il "giorno della marmotta" che secondo me affligge e impoverisce la continuity classica di Dylan Dog da molti anni. Facendo invecchiare il personaggio, tutto diventa più realistico, maturo e crudo: come invecchiamo noi lettori, è giusto che invecchi anche Dylan. Le storie di Alessandro dimostrano che questo personaggio e il suo mondo sono ancora un mezzo per raccontare tante emozioni, se lo si sa fare. E Alessandro lo fa egregiamente. Le prime storie del Pianeta dei Morti sono eccelse, ma quelle successive sono un capolavoro assoluto che intrecciano il passato di Sclavi con il futuro di Bilotta ('In nome del Figlio' resta la mia preferita). Sono d'accordo con quello che scrivi nella descrizione tranne per il "anche se", che io sostituirei con "anche perchè" ("anche perchè è vecchio, perchè è sconfitto, perchè è diverso"): se il Dylan 35enne non ha più niente da raccontare, è giusto far parlare il Dylan crepuscolare 50enne. Comunque, come scritto anche nel tuo titolo, questo è Dylan Dog.
Sei veramente preparatissimo, poi ci si sente su messenger ;)
Grazie per questa favolosa intervista. Sono fan del Dylan Dog di Alessandro Bilotta, ed è il Dylan migliore che ci sia attualmente in edicola. Sono molto d’accordo su ciò che Bilotta dice riguardo alla trama e ai personaggi; io stesso sono molto più invogliato, oggi come oggi, a leggere un’opera con personaggi di spessore, tridimensionali, intensi e ben rappresentati, piuttosto che con un intreccio che, per quanto avvincente, è già stato proposto innumerevoli volte. La saga de “Il pianeta dei morti” è un chiaro esempio di ciò che Alessandro dice: il Dylan protagonista è lì con tutta la sua disarmante umanità, vulnerabile ma determinato. La trama la si percepisce, ma non è in primo piano, non soffoca inutilmente e in modo pretenzioso i personaggi, la vera perla di questa storia. Ancora complimenti, sia per l’intervista, sia ad Alessandro per la sua saga, che vorrei rimanesse annuale; ogni volta che ci ritroviamo sono una persona diversa, e penso sia questo il senso della periodicità di questa pubblicazione.
Domani la seconda, imperdibile, parte :)
Grazie Luca per queste live! Sempre ottimi contenuti 👏
Grazie a te!
Confermo,ottimi contenuti,interessante come sempre! Complimenti Luca,avanti così!!👏🏼👏🏼👏🏼
Grazie!!
Adoro Bilotta: un vero maestro della scrittura.
Complimenti per questa intervista, Luca!
Vero lo apprezzo tanto anche io :)
Ciao!!!
Intervista con cliffhanger finale!!!
Ottima prima parte, aspettiamo (trepidanti) la seconda...
Buona serata!!!
Domani :)
Buongiorno a tutti
Grande!!
Grazie :)
Ho amato Mercurio Loi. Grande Bilotta.
Mercurio Loi è un pilastro
Ma quanti saranno i cartonati? Ottima intervista come sempre
in realtà non lo sanno neanche loro di preciso
Ciao Luca 👋👋
Ciao!!!
Questo volume devo procurarmelo, prima o poi. Ho già il color fest del 2008, ma le altre due storie brevi della trilogia originale mi mancano.
io l'ho ordinato già :)
Un altro autore serio e interessante, grande Bilotta! Ma a proposito.... Il seguito di Una Pessima Annata.... Sarà... Un Annata del Cappero? 😂🤣😂🤣😂🤣😂🤣😂🤣
un'Annata "Così, Così" sarà il titolo ufficiale :D
100 ai 2000 daii
DAI!!!!!
Il discorso di Bilotta sul dissolvimento della trama non è certo nuovo, ha attraversato molte arti narrative dal teatro al cinema alla letteratura, ed è un discorso complesso che ha più di un secolo di vita. Una struttura forte, standardizzata, di forma riconoscibile, contro un approccio più libero, sperimentale, avanguardistico. Ci sono generazioni su generazioni di artisti che si sono scontrate su questo punto tra corsi e ricorsi. La struttura forte di una trama può essere una soluzione facile che diventa una gabbia sterile, ma la storia dimostra che anche la negazione totale dell'idea stessa di trama , oltre che ad aver portato linfa, idee e capolavori, può portare ad altrettanto sterile autocompiacimento. Il discorso è troppo lungo, ma credo che il segreto sia saper calibrare.
Si sono due percorsi, io trovo godibili entrambi se ben scelti in funzione del racconto
a quando la seconda parte?
Domani :)